Nuova creazione 2018

Dopo il primo studio presentato a Torino al Festival Differenti Sensazioni il 10 Novembre 2017, il work-in-progress “Domino” è stato presentato l’11 maggio a Modena nell’ambito del Festival TRASPARENZE, il 18 maggio a Pontelagoscuro(Ferrara) come anteprima del Festival TOTEM, organizzato dal Teatro Nucleo , il 20 giugno  Bologna, in un progetto coordinato dal Teatro del Pratello nell’ambito di Bologna Estate, il25 Luglio a Matera (Festival Nessuno Resti Fuori) . La prossima data prevista è il 9 di Settembre a Valdagno (Festival Crash Test – Collisioni di Teatro Contemporaneo)

DOMINO – WORK IN PROGRESS

Spettacolo di  Teatro per Spazi Aperti  e Alternativi – Produzione Teatro Nucleo 2017/2018   col sostegno di Regione Emilia Romagna e Mibact
 regia Natasha Czertok con Annamaria D’Adamo, Daniele Giuliani, Marco Luciano, Martina Pagliucoli, Veronica Ragusa, Chiara Venturini, Natasha Czertok  musiche The Busy Bee, Balanescu Quartet,Steve Reich,Alessio Bettoli,Alfonso Santimone scenografie Teatro Nucleo , RedoLab artigiani del riutilizzo, Luca Bernasconi sartoria Chiara Zini inserti video Anne Corporaal Parte tecnica Alessio Bettoli, Franco Campioni – Si ringraziano lo studio Animalhouse e Sonica di Ferrara e  il service Suono e Immagine di Ferrara
la dittatura perfetta avrà le sembianze di una democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire
A. Huxley
Nel presente distopico di DOMINO, calzante metafora teatrale del presente che quotidianamente viviamo, non ci sono buoni e cattivi, i personaggi si muovono come pedine di un gioco crudele, freddi ingranaggi e funzioni di un sistema perverso che sembra non lasciare scampo. Cuore del gioco è un misterioso meccanismo di selezione al quale sono sottoposte le quattro donne protagoniste, sorvegliate e condotte attraverso le varie fasi del processo da tre guardie dal sorriso perenne e inquietante. Sulla scena si staglia un parallelepipedo metallico, un cubo misterioso e criptico, allegoria di un potere sempre più difficile da identificare e quindi sovvertire, che scandirà le fasi della selezione che porterà alla scelta di una delle quattro concorrenti/prigioniere.

Le fasi che il “monolito” impone sono : 1 l’ammissione delle concorrenti/prigioniere alla selezione

2 il contratto di accettazione dei termini di partecipazione

3 la gara di odio

4 la selezione

Uniche regole della gara:

Vietata ogni forma di solidarietà;

Vietata ogni forma di ribellione e criticità ai meccanismi del sistema di selezione;

Ma non sempre tutto fila liscio, e anche in questa glaciale, ferrosa, acida atmosfera l’”umano” è sempre sul punto di emergere,… sbocciare, costringendo le guardie a sedare con violenza quasi impercettibile per quanto finemente subdola, ogni “sintomo” emotivo, ogni inceppo che potrebbe causare l’arresto del sistema di selezione, e alla fine, per quanto le quattro concorrenti provino a resistere, a difendere le proprie visioni e le proprie speranze, il sistema terminerà il suo lavoro, otterrà la sua nuova adepta, con una prassi tranquilla, lineare,… agghiacciante.

Ma si sa che i sogni sono qualcosa che raramente si riesce a distruggere del tutto, si sa che un sogno è un germe positivo, una gemma capace di vivere senza terra, senza acqua, senza sole, qualcosa che può restare dormiente per 10, 100, 1000 anni, e che alla fine tornerà a splendere, costruire, irradiarsi, respirare.

Traendo ispirazione da romanzi quali ‘1984’, di Orwell, ‘Il mondo nuovo’ di Huxley, ‘Il racconto dell’ancella’ di Margaret Atwood DOMINO vuole portare l’attenzione, tramite un linguaggio multidisciplinare che va dalla danza, all’uso delle proiezioni, al teatro e alla musica, sulla progressiva diminuzione di beni primari, sulla concreta, lenta e graduale perdita della libertà di pensiero, sull’innalzarsi di nuovi muri e frontiere anche sociali, sulla poesia come strumento di salvezza, sul bisogno di credere in qualcosa o qualcuno. Sulla rivolta come atto necessario.

Il nostro lavoro, strutturato attraverso una lunga ricerca teatrale, anche in chiave metodologica, non vuole fornire risposte o particolari chiavi

interpretative, la nostra pratica teatrale si basa sul concetto di “qui ed ora”, anche in relazione agli spettatori, che si troveranno di fronte ad una vicenda messa in scena che in maniera cruda (in senso artaudiano) e diretta, quanto più libera dagli orpelli e dagli abbellimenti teatrali.

In questo senso DOMINO è uno spettacolo classico, nel senso di antico. Un rituale, se vogliamo, di incontro/scontro con questioni e problematiche che troppo spesso la nostra società si rifiuta di indagare ed affrontare.

“(…) Ben venga allora quel “progress” che fa di Domino un lavoro di piazza e di lotta, di contatto sudorifero e urlato con il pubblico. Si potrà citare il modello greco del teatro come agorà politica, o la letteratura dstopica a cui attinge a piene mani (Orwell, Huxley, Atwood) ma anche con la cinematografia non si scherza e sui volti forzatamente sorridenti si stampa l’immagine di Metropolis, 2001 Odissea nello spazio (per il monolito), Schindler’s List (la bambina del finale) o quella di Fahrenheit 451.

(…) I vitalissimi Annamaria D’Adamo, Daniele Giuliani, Marco Luciano, Martina Pagliucoli, Veronica Ragusa e Chiara Venturini si denudano per dirci come i riti svuotati di contenuti diventino violenza e l’omologazione predicata da Pasolini rischi di passare più banalmente dai videogiochi. Ci piace che la voce sia extradiegetica, metallica e artificiale, fuori campo che determina e ordina. Ci piace anche che il confine tra orgia e liberazione sia tutto nelle mani degli attori. Le musiche martellanti sono di The Busy Bee, Balanescu Quartet, Steve Reich, Alessio Bettoli, Alfonso Santimone. Il copione non esiste ovviamente: le frasi sono slogan, ma in grado di forare le pareti di tanta virtualità social e fare del teatro la premessa politica al dibattito finale” (Simone Azzoni – d’Ars Magazine)