HERODESo il massacro degli innocenti

Testo e Regia:
Horacio Czertok e Cora Herrendorf

in scena:
Vilma Arluna, Cora Herrendorf, Victor Garcia, Hugo Lazarte, Roberto Vasquez, Juan Villar

“Una metafora elementare del potere, anzi la più immediata immagine dell’oppressione che a il teatro possa realizzare: il teatro stesso come luogo di dominio, non rappresentazione del mondo ma suo doppio. Questo è lo spunto tematico più vivo di Herodes, lo spettacolo che il gruppo argentino Comuna Nucleo ha portato in Italia, presentandolo largamente nei circuiti alternativi.

Un presentatore-domatore comanda il lavoro degli attori, badando a divertire il pubblico, ma soprattutto a mantenere il proprio potere insidiato dalla coscienza di un politico e soprattutto dalla umanità di una zingara, due attori che hanno anche il torto di amarsi.

Per tenerli a bada non basta la frusta, non servono le lusinghe dei consumi, il presentatore deve coinvolgere in una logica fascista gli altri attori che giungono a torturare e violentare a morte la zingara.

E anche l’ultimo conato di rivolta del politico viene stroncato con la forza.

Lo spettacolo è condotto con estrema povertà di mezzi, senza scena, con qualche straccio, ma a un livello davvero notevole, con una ruvida e tragica violenza gestuale, che è insieme consapevole geometria corporea e impressionante capacità di raffigurazione e di azione, ricordando a momenti il miglior Living.

Lo strazio a cui è sottoposto il corpo nudo della protagonista, per fare solo un esempio, coinvolge lo spettatore fino alla commozione essendo però strutturato come una rigorosa coreografia.

L’elementarità dello spettacolo è quindi solo un dato superficiale, o piuttosto il risultato di una opzione politica per un pubblico non specializzato e non politicizzato: mas in effetti è il frutto del difficile equilibrio di una ricerca formale che ha presente la sperimentazione più avanzata, della scelta di fare politica e cioè di riferirsi alla realtà, in particolare a quella tragica realtà che è la violenza del potere in Sudamerica, e di una concezione del teatro come coinvolgimento emotivo dello spettatore”

(Ugo Volli, “La frusta uccide la zingara che ha la colpa di amare”, in “La Repubblica”, 6 giugno 1976)