PROGETTO TEATRO COMUNITARIO



immagine: Omar Gasparini


GenesiIl Paese che non c'èSignora MemoriaGran Cinema AstraCanzoni Comunitarie

ADESSO IL GRUPPO TEATRO COMUNITARIO DI PONTELAGOSCURO E LE DONNE COMUNITARIE
SONO ANCHE SUL LORO SOCIAL NETWORK

TEATRO E COMUNITA`





ascolta


Ci dicono di stare chiusi in casa
guardando scemi la televisione
che il senso della vita è consumare
di soldi e fama avremo un'occasione

Ma siamo qui sentite stiam cantando
del paese nostro la memoria
colmando il vuoto con le nostre voci
per fare della vita un'altra storia

Noi siamo qui sentite stiam cantando

Ci vogliono lasciare chiusi in casa
guardando muti la televisione
ci dicono comprare e poi comprare
da folli aspettando l'esplosione

Ma siamo qui sentite stiam cantando
del paese nostro la memoria
insieme diamo ali alla speranza
per fare della vita un'altra storia

Ma siamo qui sentite stiam cantando
Noi siamo qui insieme stiam cantando
Noi siamo qui venite stiam cantando


Il Gruppo Teatro Comunitario di Pontelagoscuro nasce nel marzo 2006 nel seno di un progetto voluto e sostenuto dal Teatro Nucleo, dal Comitato Vivere Insieme di Pontelagoscuro, dal Centro Servizi per il Volontariato e dal Comune di Ferrara.
La nostra sede è il Teatro Julio Cortázar, gestito dal Teatro Nucleo, nel nostro paese/quartiere, Pontelagoscuro, sulle rive del Po.
Oggi siamo un vero gruppo di teatro e il nome che ci siamo dati, Teatro Comunitario, non è semplicemente un nome, ma ciò che ci anima e ci contraddistingue.
Siamo pensionati e bambini, maestre e operai, studenti e commercianti, teatranti e impiegati che, valicando confini generazionali e di condizione sociale, si sono riuniti intorno ad un progetto comune per ricercare, nelle proprie molteplici radici, un'identità condivisa, convinti che privati della memoria del passato non è possibile vivere un presente degno e progettare il futuro armonico di una comunità che voglia dirsi tale.
Siamo convinti che questa nostra esperienza è un esempio vivo di come sia possibile la pratica di una cultura popolare, partecipata e inclusiva, riconsegnando al Teatro un suo ruolo nella trasformazione individuale e collettiva, contro l'isolamento, l'intolleranza, l'indifferenza, la depressione, patologie endemiche della modernità.
Siamo un gruppo aperto all'accoglienza di sempre nuovi compagni che vogliano unirsi a noi e, spegnendo il televisore, il martedì sera uscire di casa per varcare la porta del Teatro sulle rive del fiume e partecipare e condividere la meravigliosa esperienza di creare insieme.
Scriveva Bertolt Brecht, il grande drammaturgo tedesco: "…cosa fare nei tempi bui? …. Cantare i tempi bui!" e il neorealista Cesare Zavattini, riferendosi all'arte cinematografica che era il suo specifico, diceva che "il cinema ha l'obbligo morale di lottare perché si creino le condizioni per trasformare la realtà, per agirla con coraggio, con una nuova concezione della solidarietà …"; in questo presente così difficile per tanti, per troppi, siamo sicuri che possiamo, dobbiamo stare insieme, creando, unendoci nella memoria, praticando solidarietà, condividendo.
La nostra riconoscenza va alla intera comunità di Ponte, che ci ha accompagnato e ci accompagna con grandissimo affetto e ai "fratelli" del gruppo di teatro comunitario Catalinas Sur di Buenos Aires, che sono nostro esempio e costante ispirazione insieme a tutto il movimento dei tanti gruppi di teatro comunitario attivi in Argentina.




IL PAESE CHE NON C'ERA
TEATRO E TRASFORMAZIONE SOCIALE
di Monia Finessi

1/10



Il paese che non c'era - 2/10
Il paese che non c'era - 3/10
Il paese che non c'era - 4/10
Il paese che non c'era - 5/10
Il paese che non c'era - 6/10
Il paese che non c'era - 7/10
Il paese che non c'era - 8/10
Il paese che non c'era - 9/10
Il paese che non c'era - 10/10




UN PROGETTO UTOPICO



Teatro Julio Cortázar

Memoria condivisa e identità

Oggi Pontelagoscuro vecchio non è un paese, ma al tempo stesso la sua vita è separata da quella della città diversamente da come lo è una qualsiasi periferia. I suoi abitanti conducono ostinatamente una esistenza legata a rituali che poco hanno a che vedere con i ritmi della vicina città. Non è raro sorprendere un anziano tracciare percorsi nel suo andare che ai più risultano indecifrabili, ma le sue gambe conoscono la strada e il suo sguardo veleggia nel paese che non c'è, perduto per sempre sotto i bombardamenti alleati dell'ultima guerra. La via Coperta, l'intensa vita del porto commerciale, i mercati e le balere sul fiume, gli stabilimenti industriali e il colorato sciamare dei bambini, la grande chiesa e le osterie vivono allora nei racconti che, con la forza della memoria e della nostalgia, ricostruiscono pietra su pietra quel paese; proprio lì dove oggi c'è un bel parco, frequentato da altri bambini che giocano ignari di quel passato, fecondo e tragico. La memoria, quando riesce a varcare i confini delle vicende personali e inizia un cammino di partecipazione e condivisione di tutta una comunità, è creatrice di identità. Quella identità che è necessario preservare e alimentare quale fondamento essenziale per vivere armoniosamente il presente e progettare il futuro. L'Arte, tutte le arti, sono un mezzo potente per scavare nella memoria e trasformare il ricordo in un prezioso contributo al progetto comune.

Un Murale partecipato

Con la ristrutturazione e la riapertura del vecchio Cinema Teatro Astra, oggi Teatro Julio Cortazar gestito dalla Cooperativa Teatro Nucleo, si è voluto dedicare al paese un grande murale che orna la grande facciata dell'edificio in via Nuova. Il dipinto, opera del Maestro Omar Gasparini e di Ana Serralta ( ospiti del Comune di Ferrara in occasione dell'intitolazione del Teatro ), racconta la storia di Pontelagoscuro e dei suoi abitanti, dalle origini ai nostri giorni. Dagli insediamenti militari seicenteschi ai primi ponti sul fiume e l'insediamento civile e commerciale; dai bombardamenti e la distruzione all'arrivo della comunità marchigiana di Cabernardi. Un occhio attento potrà individuare nel dipinto alcune importanti figure del paese, come il pittore Tito Salomoni o l'amatissimo parroco del dopoguerra Don Cavallini (a cui la piazza antistante è dedicata); oppure "Puina", il mitico caramellaio del Cinema Astra oggi emigrato a Milano; o ancora persone che ancora oggi risiedono in paese, come i nativi Signor Ennio (la cui famiglia gestiva un frutta e verdura nella via Coperta) o la Signora Liliana (che sfollata ad Occhiobello fu una delle pochissime fortunate, insieme all'amica Gina, a ritrovare la sua casa ancora in piedi alla fine dei bombardamenti). Come è consuetudine e precisa prassi politica dei due maestri argentini, la progettazione dell'opera ha visto il coinvolgimento di tutta la comunità. Una affollata assemblea nella grande sala del Teatro ha preceduto l'inizio dei lavori ed è stata occasione perché ognuno donasse il suo contributo, attraverso ricordi, aneddoti, fotografie e documenti storici. Di grande rilevanza è stato l'apporto di Walter Ferrari e Giacomo Savioli, vere e proprie memorie storiche del paese. Ancor più sorprendente è stata la partecipazione della cittadinanza che costantemente ha presidiato il cantiere. Racconti, consigli, discussioni, garbate rimostranze per qualcosa o qualcuno che ci si era dimenticati di raffigurare, si sono susseguiti per giorni davanti al dipinto in lavorazione. Molte classi della vicina scuola elementare hanno fatto la loro visita e i bambini hanno partecipato attivamente contribuendo con i loro disegni alla parte del dipinto dedicata al futuro. Il risultato, che oggi si può scorgere sin da lontano, arrivando da Ponte nuovo, è davvero un'opera comunitaria, il Murale di tutti.

Dal Murale allo spettacolo

La toccante risposta della comunità di Pontelagoscuro ha convinto il Teatro Nucleo a proseguire il lavoro sulla memoria del paese attraverso il suo specifico, il Teatro. La compagnia teatrale mette dunque in cantiere uno spettacolo itinerante all'aperto che, come in una sorta di visita turistica, guiderà gli spettatori lungo le strade e i luoghi di Ponte di Lagoscuro. Attraverso la magia del teatro il parco intitolato a Tito Salomoni si ripopolerà quindi di suoni, odori, sapori, immagini, accadimenti, personaggi di un tempo. E' intenzione del Teatro Nucleo coinvolgere nella messa in scena, oltre agli attori e le attrici della Compagnia, tutti gli abitanti di Ponte disponibili a lanciarsi in questa avventura. Saranno coinvolte, se così vorranno, le associazioni e le istituzioni operanti sul territorio, in special modo la scuola, dando modo ai bambini di essere parte integrante dello spettacolo. Ci si avvarrà del prezioso contributo del Signor Walter Ferrari che, attraverso il suo archivio e le sue conoscenze, sarà l'imprescindibile consulente storico; di Omar Gasparini e Ana Serralta, autori del Murale, che si auspica potranno tornare per occuparsi delle scenografie. Si procederà ad un lavoro previo di raccolta di materiali, interviste, testimonianze che saranno alla base e fondamentali per la stesura della drammaturgia. Sarà uno spettacolo sempre aperto a nuovi stimoli, racconti, testimonianze che potranno essere inserite strada facendo; o a nuove persone che vorranno partecipare da protagonisti alla messa in scena, anche oltre la data del debutto. Uno spettacolo che potrà vivere più stagioni e inserirsi quale appuntamento obbligato nel programma di offerte turistico culturali che si auspica verranno messe in campo dall'Amministrazione Comunale, in vista della definitiva riqualificazione del territorio e del ricongiungimento della città al fiume. Uno spettacolo che potrà essere presentato in un unico luogo, lo spettatore infatti potrà assistervi solo a Pontelagoscuro vecchio, il paese che non c'è.




GLI SPETTACOLI




Uno spettacolo comunitario, per la gente e della gente.
Un Teatro coerente con un'idea della cultura e dell'arte
quali motori della trasformazione sociale
al servizio della crescita etica e solidale della comunità.
Uno spettacolo popolare e colto,
che rivolge il suo sguardo innamorato a Brecht, Fellini, Scola.
Oltre cinquanta cittadini di Pontelagoscuro raccontano,
cantano le loro radici, ricostruiscono la loro comune identità.
Le generazioni si incontrano,
ritrovano attraverso il Teatro un cammino comune,
da tempo perduto nel vortice dissociato della modernità.

Memoria, Identità, Comunità.
L'arte è trasformazione o semplicemente non è.



un progetto ideato e diretto da
Antonio Tassinari
(Teatro Nucleo)

collaborazione alla messa in scena
Cora Herrendorf
(Teatro Nucleo)

Pupazzi
Ana Serralta

Teloni scenografici
Omar Gasparini

la nostra riconoscenza per
l'esempio, la solidarietà e i preziosi insegnamenti a:

Liliana Daviña
(Teatro Murga de la Estación de Posadas, Argentina)
Adhemar Bianchi
(Grupo de Teatro Catalinas Sur, Buenos Aires)

un ringraziamento per la preziosa collaborazione a:

Walter Ferrari
Giacomo Savioli
Giorgio Gandini
Don Silvano Bedin
il Gruppo di Cucito
del Centro Sociale "Il Quadrifoglio"


con la partecipazione della
GINKO BAND

il Mural che orna il Teatro Julio Cortázar di Pontelagoscuro è opera di
Omar Gasparini e Ana Serralta






TRASFORMAZIONE
(Antonio Tassinari - Teatro Nucleo)

Noi tutti usciamo da questa esperienza comunitaria trasformati, noi che l'abbiamo vissuta, ma sono certo anche voi, che solo oggi l'avete condivisa.
Questo ci insegna che la cultura, l'arte, il teatro possono, devono, sono un motore di trasformazione personale, collettivo, sociale.
Ci donano la possibilità di praticare un altro mondo possibile, qui, adesso, nella comunità, per la comunità.
Questa pratica, credo, è la vera, unica responsabilità di noi artisti.
Una responsabilità che non si basa su architetture ideologiche, perché la mente se lasciata sola è per sua natura speculatrice.
Uno spettacolo teatrale infatti può essere perfetto, politicamente corretto, moralmente ineccepibile, ma se non trasforma, se non è portatore di un tangibile cambiamento nelle relazioni personali e sociali rimane organico ad un sistema che è lo stesso che fa le guerre, che è fondato sull'ingiustizia e sulla barbarie, quello stesso sistema che diciamo di voler cambiare.
L'arte specula o trasforma, non esistono terze vie.
Io e i miei amati maestri e compagni del Teatro Nucleo abbiamo scelto da tempo.
A Pontelagoscuro è nato un gruppo di teatro comunitario, lunga vita al Gruppo Teatro Comunitario di Pontelagoscuro!






UN TEATRO DI COMUNITA` PER IL PAESE CHE NON C'E`
(Gian Paolo Borghi-Centro Etnografico del Comune di Ferrara)

Soltanto il mitico cantastorie-intrattenitore Taiadèla, al secolo Dario Mantovani (1903-1950), poteva condurre con padronanza all'"interno" del percorso narrativo di questa efficace scrittura scenica.
Grazie all'insostituibile apporto del Teatro Nucleo (Taiadèla del terso millennio), i testimoni del paese che non c'è si sono trasformati per la prima volta in attori-di-loro-stessi interpretando realtà tra il personale e il collettivo, per tener viva la storia e la memoria (come recita un verso di una loro canzone) ovvero per manifestare la voglia di esistere di (e in) una Pontelagoscuro di ieri, di oggi e di domani.

Il progetto si accosta senza timore reverenziale alle ultradecennali esperienze teatrali di un Teatro Povero di "monticchielliana" memoria e utilizza, se non in parte, le fonti storiche tradizionali preferendo di gran lunga fruire della memoria del popolo-attore, quella che Taiadèla, con indubbia capacità di sintesi, riesce a far "riemergere" con il dovuto peso culturale: protagonisti e comprimari di un mondo paesano esistente da secoli e che si rivela incredibilmente ricco di storie dense di umanità e di coesione comunitaria.

Alla scelta di trattare a volo d'uccello le più lontane vicende storiche di Pontelagoscuro (tra città, campagna e acque del Grande Fiume), al coordinatore Antonio Tassinari va pure attribuito il merito di avere favorito la composizione di tasselli di quotidianità (di festa, di lavoro, di guerra, ecc.) attraverso i quali realizzare il grande mosaico dei racconti cobdotti e proposti nello spazio narrativo teatrale.
L'azione del narrare, d'altra parte, bene si concilia con il piacere dell'ascolto, in un rapporto che diviene sempre più stretto al progressivo "dipanarsi" di dialoghi e di esperienze di vita.
Uno svolgimento avente sempre al centro l'abitato e gli immediati dintorni di "Ponte" (così si finisce inevitabilmente per denominarlo quando si conquista familiarità con il luogo e con i suoi inimitabili abitatori).

Dalle origini più o meno controverse del nostro paese che non c'è (inesistente insula o "reperto" del terzo millennio?), in un dialogo collettivo reso saldo dal canto, si affrontano le scansioni della storia dalle origini ai nostri giorni passando per l'inurbamento e l'industrializzazione, segno e riferimento tutt'altro che locale.
Non passano neppure sott'ordine piccole e grandi storie di un "ventennio", con tutte le sue contraddizioni e sopraffazioni, e neppure di una guerra estremamente devastante (e non soltanto di muri e di case...):

Tra un ricordo e un personaggio dei tempi trascorsi, s'inseriscono i rapporti con i gitanti-bagnanti della città estense, gli slogans pubblicitari delle grandi industrie e, last but not least, l'allora nuovo (e inizialmente non facile) rapporto con le nuove realtà migratorie.
Un pot-pourri, quindi, tutt'altro che semplice e, proprio per questo, provocatoriamente da rappresentare, anzi da "auto-rappresentare".

Un cammino teatrale senza pause, a ritmi incalzanti, favorita da questa inusuale serie di amarcord di grande intensità emotiva: un lavoro che potrebbe essere preso a modello anche per tante altre "piccole italie" senz'altro desiderose di farsi conoscere dalle loro nuove comunità.

Dai mandurlìn alla giarina, dalle fabbriche ai "marchigiani", dai contadini ai pescatori, tante vicende piccole e grandi vissute con partecipazione; dal simbolico bambino di un tempo, cacciato da scuola perchè "senza divisa", rinasce la comunità della tolleranza e del vivere civile, indomita, inserita nel presente e, cosa ancora più importante, proiettata nel futuro con i giusti bagagli culturali.








coordinamento e messa in scena
Cora Herrendorf

Siamo donne di quattro generazioni, legate da destini comuni.
Donne che si cantano, si confrontano, si ascoltano, guardandosi fare.
Donne a volte amanti, a volte vittime, a volte schiave delle "circostanze", abbandonate, sottomese, agguerrite, capaci di tutto per difendere la vita dei propri figli.
Le nostre nonne ci sono apparse con il loro bagaglio di vita, lasciando tracce.
Segnali essenziali che ci hanno permesso di ascoltare noi stesse e le altre, di aprire il nostro libro di memorie, immagini, odori, dolori, guerre, morti, nascite, giochi, assenze, paradossi e domande mai formulate.
Lo spettacolo è un incrocio di storie.
Abbiamo cercato la capacità e il coraggio, tutto femminile, per raccontarci, abbiamo ricomposto la vita delle nostre ave per ritrovare e comprendere la nostra e, attraverso questa, la storia femminile collettiva.
Abbiamo cercato il silenzio per scoprire la mente che non mente.
Abbiamo scrutato nel passato per donare futuro alle nuove generazioni tramandando esperienze, cercando lì dove la memoria è negata e sembra mancare.





La Signora Memoria
canzone
Quando viene la signora memoria
nel cuore di ogni donna lei pianta un seme
per sciogliere infine quella fune
e donargli una nuova dignità

Quando viene la signora memoria
nel cuore di ogni donna lei apre una ferita
per cercare nelle stagioni della vita
l'antico sogno chiamato libertà

Quando viene la signora memoria
nel cuore di ogni donna fa nascere un fiore
per sconfiggere tutto quel dolore
con la dolce forza della femminilità

Quando viene la signora memoria
al cuore di ogni donna lei sussurra una canzone
per dargli ancora l'occasione
di non sbagliare come tanto tempo fa

Quando viene la signora memoria
nel cuore di ogni donna lei lascia una carezza
per trovare infine la fermezza
di vivere con gioia la propria identità

Quando viene la signora memoria
nel cuore delle donne lei scatena una tempesta
una voglia di piangere e far festa
con le altre in solidarietà





scrittura scenica e regia
Antonio Tassinari

collaborazione alla messa in scena
Cora Herrendorf e Andrea Bartolomeo

scenografie e pupazzi
Ana Serralta

arrangiamenti musicali
Ginko Band

assistenza alla messa in scena
Alessia Passarelli e Natasha Czertok


un sentito ringraziamento per l'affettuosa collaborazione a
Walter Ferrari e Tina Alberghini
e ai ricordi di
William Zucchelli, Famiglia Moncini Rosanna, Paola Ferrari,
Giuliano Renesto, Teresa Conforto, Umbertina Silvestrini










"..dopo tante bombe e distruzione
il cinema riapre, che emozione
è il segno che la vita può tornare
che il futuro ora davvero può iniziare.."


La guerra ha lasciato solo distruzione e desolazione nella nostra Pontelagoscuro ma, rimboccate le maniche, si è pronti per la ricostruzione. Una luce di speranza rinasce dalle macerie: è il cinema Astra. I proprietari, il signor Moncini e la moglie Fernanda, assieme alla signora Lilia (donna delle pulizie) con i figli William (la maschera) e Icio (venditore di caramelle), la famiglia Buzzolani al bar e Piero il cineoperatore vi danno il benvenuto. La band ha già iniziato a suonare. La platea è già gremita di Pontesani: bambini, ragazzi, giovani e adulti. Sedetevi accanto a loro e preparatevi ad ascoltare i racconti e le storie. Partendo dalla piccola Ponte, attraverso il sonoro dei film che hanno fatto la storia del Cinema, conoscerete l'Italia in persona!……… Le vicende di questo "giovane" Paese che ha lottato tanto per mantenere viva la propria identità ma ha anche affrontato le difficoltà col sorriso sulle labbra e con sguardo tenero ma orgoglioso ha seguito i primi passi dei suoi figli più giovani col desiderio che loro per primi non perdano la Memoria e mantengano vive le sue belle speranze.

Il Gruppo Comunitario compie in questi giorni il suo terzo anno di vita. Ci facciamo, vi facciamo un regalo, il "Gran Cinema Astra". Con questo nuovo spettacolo proseguiamo, dopo "Il Paese che non c'è" e "Signora Memoria", il nostro percorso, raccontando le vicissitudini dei gestori e degli avventori del vecchio cinema di Pontelagoscuro e attraverso di queste apriamo ampie finestre sulla storia d'Italia, dalla fine dell'ultima guerra agli albori del sessantotto. Dalla alluvione del Polesine al baby boom; dalla legge Merlin ai morti di Reggio Emilia; dall'arrivo della televisione al blu dipinto di blu; da Riso Amaro a Totò; ci riprendiamo la Storia per raccontarvela con le nostre proprie voci. Canto collettivo e pupazzi, scene corali e musica dal vivo, dramma e commedia; siamo alla ricerca di un linguaggio nostro, popolare e al contempo colto, che raccolga l'eredità dei grandi maestri, da Brecht a Scola, da Fellini a tutti i protagonisti della rivoluzionaria stagione neorealista. Oggi in scena siamo in cinquanta, ma vorremo essere molti di più; sappiate che per noi non siete semplici e anonimi spettatori, ma i potenziali compagni futuri di questa nostra utopia comunitaria.













Questi sono i nomi dei componenti del gruppo,
quelli che ci sono, ma anche quelli che ci sono stati.
Gli ultimi sono quelli di Vittorina e Albertino,
che ci hanno lasciato per sempre, ma che portiamo con noi.
Mancano solo quelli che ci saranno ….
e che stiamo aspettando…..

CI INCONTRIAMO OGNI MARTEDI', DALLE 21 ALLE 23, AL TEATRO CORTAZAR !


AGNESE GARDENGHI, ALBERTINA TIRELLI, ALESSIA QUORUDI, ALFONSO BENAZZO, ALIDA NEPA, ANDREA BARTOLOMEO, ANDREAS PIVA, ANTONIO TASSINARI, ASIA GIGLI, BEATRICE ANDREOLI, BEATRICE BASSI, CARLA GIOVANNINI, CECILIA PRADARELLI, CLELIA MANGOLINI, CORA HERRENDORF, CRISTINA CHIODI, CRISTINA FIORE, DANIELA SPAOLONZI, DARIA PADOVANI, DAVIDE DELLA CHIARA, DAVIDE GAIANI, ELENA BENETTI, ELENA BRINA, ELENA PAVANI, ELIA BENAZZO, EURO "LUCIANO" NAVA, FABIO PADOVANI, FRANCESCA COMINI, FILIPPO GAIANI, GERMANA "BELLA" BENINI, GIUSEPPE TROCCOLI, GUERRINO GUERRA, GUIDO GUIDARELLI, GRAZIA NAGLIATI, GRAZIANO PAVANI, GIACOMO GAIANI, GIANCARLO "GINKO" MARZOLA, GIUSEPPE GHELFI, IVONNE MANCINELLI, IRENA TROCCOLI, LAURA SCAGLIARINI, LEONARDO ANDREOTTI, LEONARDO BELLINAZZI, LORENZO GARDENGHI, LORETA PRAMPOLINI, LUCIANA GRAZIANI, MARIA GIULIA CONTI, MASSIMO "MAMO" SPAOLONZI, MATTEO COEN, MAURIZIO PELUCCHI, MAURIZIO QUORUDI, MATTIA ANTICO, MICHELE BALBONI, MARTA GUIDOBONI, MICHAEL SERRAVALLI, NATASHA CZERTOK, NICOLA GALLI, NICOLE CARLI, ROBERTO PEDOCCHI, ROBERTO VALENTINO, RICCARDO IAVARONE, RITA CHIODARELLI, ROBERTA GRAVANO, ROBERTA SCANAVINI, SARA GHIRALDINI, STEFANIA ANDREOTTI, SILVANA VALESANI, SILVIA TAGLIATI, SUSANA BALLESTEROS, VALERIO MASTRODDI, VILMA RIGHETTI, VINCENZA AMATO, VITTORINA LOLLINI, ALBERTINO VILLA.







CANZONI COMUNITARIE


GENTE DI PONTELAGOSCURO

ascolta


Vieni, andiamo a far teatro
Vieni a far teatro pure te
a tener viva la storia e la memoria
del paese che non c'è

Siamo gente di Pontelagoscuro
Gente del fiume che guarda al futuro
Cittadini di un paese
che col teatro voglion ricordare


Qui nel parco Tito Salomoni
Un tempo c'eran strade, case, suoni
amori, bimbi, fame, speranze e vita
e poi un giorno ….. buummmm! ….
E poi un giorno.. bumm!.. piazza pulita

Vieni, andiamo a far teatro
……

La via coperta, il porto, la giarina,
il canal Panfilio, il Lusanin con la Lusanina ….

( e Giovanni Bedani! ... il Tugnin Scatulin Baruffa! ...
Candido al Pustin! ... Tufanelli al guardiabosco! ... gli Orsatti! ...
i Cavallari! ... al Magnez! .. Don Zanaboni! .. Gambetti al socialista! ..
Ghisellini al farmacista! … Cassio Silvestrini! ... Romeo di Baldunzin!...
la Beppina Ciuata!...i Prampolini!...Bruno Buozzi!...Monsignor Cavallini! )

… e tutti i nostri nonni
ci insegnano qualcosa ancora ai nostri giorni

Il ventennio, le bombe, i marchigiani,
la canapa, lo zucchero con i suoi odori strani
sulla scena la nostra identità
ci regala una comune dignità

Vieni, andiamo a far teatro
……

La mina, la lotta, l'occupazione
da Cabernardi mille persone
lasciaron radici, casa e per loro
migranti qui a Ponte, pane e lavoro

Siamo gente di Pontelagoscuro
Gente del fiume che guarda al futuro
Cittadini di un paese
che col teatro voglion ricordare

Vieni, andiamo a far teatro
……
a tener viva la storia e la memoria
DEL PAESE CHE ORA C'E'!


IL BLUES DEI MANDORLINI

ascolta


Qui a Ponte sul finir dell'800
Perboni il gelataio fece suo un grande invento
un dolce per palati sopraffini
i buoni, gli squisiti Mandorlini!

Se i lor signor non van tanto di fretta
qui tosto canterò la storica ricetta
è sempre uguale oggi come ieri
i Pontesani ancora ne van fieri

In acqua bollente le mandorle scottare
dieci minuti in forno per farle ben tostare
nel mentre una neve con tre chiare avrai montato
e lo zucchero pian piano mescolato

Non resta che unir la farina al tutto
e a cucchiate disporre su una teglia il tuo composto
venti minuti a gradi centoottanta devon stare
e allora i mandorlini ben dorati puoi sfornare

Qui a Ponte sul finir dell'800
Perboni il gelataio fece suo un grande invento
un dolce per palati sopraffini
i buoni, gli squisiti Mandorlini !

E' sempre uguale oggi come ieri
i Pontesani ancora ne van fieri

un dolce per i grandi e pe' i piccini
i buoni gli squisiti Mandorlini !


LA CANZONE DEL PRESENTE

ascolta


Ora non resta altro che cantare
la canzone del nostro presente
altri cinquantanni son passati
non sono stati facili per niente

Per troppo tempo si è dimenticato
il paese e quello che era stato
Ferrara dice Pontelagoscuro
posto sperduto, al di là d'un muro

oli oli oli olà vieni qui a Ponte c'è una bella novità
oli oli oli olè oggi è rinato il paese che non c'è

Ma in questa landa triste e desolata
c'è tanta gente guardate si è svegliata
comunità come poche si son viste
che si incontra, che parla, che resiste

C'è la parrocchia col nostro Don Silvano
e il Comitato che sempre da una mano
Il più bel Centro Sociale, il Quadrifoglio
e i bambini schiamazzanti del Germoglio

oli oli oli olà vieni qui a Ponte c'è una bella novità
oli oli oli olè oggi è rinato il paese che non c'è

I canottieri ed il calcio in festa
musici e attori un po' fuori di testa
i marchigiani vivi e radicati
Teatro Cortázar dai muri colorati

Il nostro gruppo che è comunitario
che fa teatro fraterno e solidario
gente grande, giovani e piccini
siamo tutti di Ponte cittadini

oli oli oli olà vieni qui a Ponte c'è una bella novità
oli oli oli olè oggi è rinato il paese che non c'è

Drammi e problemi ce ne sono tanti
portati a spalla da tutti gli abitanti
zuccherificio che rischia la chiusura
la chimica è lavoro e anche paura

E quando il Po in piena vuol far male
di Ponte parla il telegiornale
bello sarebbe un fiume che ci è amico
non quest'acqua inquinata da far schifo

oli oli oli olà vieni qui a Ponte c'è una bella novità
oli oli oli olè oggi è rinato il paese che non c'è

oli oli oli olà vieni qui a Ponte c'è una bella novità
oli oli oli olè oggi è rinato il paese che non c'è


STORNELLI PER BRUNO BUOZZI

ascolta


Guardatelo passare sul fare della sera
per Mussolini era fra i primi della lista
al ragazzo che domanda lui chi era
dite è Bruno Buozzi il socialista

Guardatelo cammina sulle strade del passato
è paesano nostro ne andiamo fieri
nell'ottocento ottanta e uno a Ponte è nato
da una famiglia di onesti panettieri

E la rigi la rigi la rigira
la rigira laggiù a La Storta
hanno ucciso Bruno Buozzi
pietà l'è morta

Sin da ragazzo gli studi dovette abbandonare
la scuola sua fu il mondo dei lavoratori
perduto presto il padre una famiglia da sfamare
solo per pochi è il sogno di essere dottori

In fabbrica a Milano alla Marelli e poi alla Bianchi
ben presto lui si iscrisse al sindacato
a quelli che d'ingiustizie erano stanchi
tutta la vita sua da allora ha consacrato

Tante delle conquiste che oggi sono scritte
le otto ore e i minimi salariali
alla testa della FIOM nel diciannove
le ottenne con le dure lotte sindacali

Nel sindacato e in parlamento in quei tempi bui
In esilio in Francia come in Umbria confinato
sulla propria pelle l'ha pagata lui
la fedeltà all'idea per cui sempre ha lottato

E la rigi la rigi la rigira
la rigira laggiù a La Storta
hanno ucciso Bruno Buozzi
pietà l'è morta

Un infausto giorno nei boschi giù a La Storta
alle porte di Roma d'Italia capitale
i nazisti in fuga ormai sconfitti
gli hanno sparato come fosse un animale

Ci resta ancora l'ultima sua fotografia
pochi secondi prima di morire
mani legate dinanzi ai suoi assassini
lui non li guarda, guarda il sol dell'avvenire

E la rigi la rigi la rigira
la rigira laggiù a La Storta
hanno ucciso Bruno Buozzi
pietà l'è morta

Proprio a un sole rosso sulle rive del suo fiume
con l'ultimo pensiero forse Bruno è andato
su quelle strade strette di Pontelagoscuro
il paese dolce che un giorno l'ha cullato

Ma guardate Bruno oggi è ancora vivo
Vivono il suo esempio e la sua dignità
guardatelo cammina sulle strade del passato
è morto per la nostra libertà

E la rigi la rigi la rigira
la rigira laggiù a La Storta
hanno ucciso Bruno Buozzi
pietà l'è morta

E la rigi la rigi la rigira
la rigira laggiù a La Storta
evviva Bruno Buozzi
L'UTOPIA NON E` MORTA!





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