Dell’esistenza e della persistenza del laboratorio teatrale nella Casa Circondariale di Ferrara.

Da otto anni il teatro è pratica quotidiana, nel carcere di Ferrara. Un gruppo di detenuti, una parte sempre quelli, una parte circolante, ha inserito il teatro come parte della propria vita. Il laboratorio non è –non è ancora, non può ancora esserlo- una compagnia teatrale nel senso che il suo esistere si articola attorno al laboratorio. Las compagnia implica che gli incontri sono delle prove per uno spettacolo. Il laboratorio, che ogni incontro è un’esperienze che inizia e si conchiude. Quando dall’accumulo di esperienza matura l’esigenza di una prova aperta, o della preparazione di uno spettacolo –per integrare nell’esperienza altre persone e sentire l’effetto che fa, ed incorporare il risultato dell’incontro al corpo-memoria del gruppo- allora gli incontri assumono in parte la forma di prove. Anche perché con lo spettacolo si riesce a raggiungere il mondo fuori con nuovo discorso, e attraverso questo la società può incontrare i detenuti oltre la pena, lo stigma e i pregiudizi.

I detenuti partecipanti non sono professionisti, nel senso che non vivono di quello che ricavano dall’attività teatrale ma lo sono perché in un certo senso ora vivono per fare vivere il teatro. Per ciò che hanno imparato il teatro è in grado di dare loro, come retribuzione. Non è una retribuzione in moneta sonante, ma in specie che non hanno prezzo nel senso che non si possono ne vendere ne comprare. Gli operatori teatrali a loro volta possono constatare la ricchezza del contributo che quest’azione da al teatro. In senso metodologico e creativo. Perché il carcere è un mondo a se, con proprie regole scritte e non scritte e strutture etiche proprie, è stato necessario agli operatori azzerare certezze e rinnovare gli approcci, perché le regole dell’arte – rigore, disciplina, solidarietà, responsabilità- potessero agire anche qui come altrove.

La continuità del laboratorio permette lo sviluppo di una sua funzione formativa, essenziale in quanto non esistono luoghi nei quali si possa imparare a fare teatro nelle carceri: si impara facendo. Diversi tirocinanti hanno seguito questo percorso, con esiti incoraggianti.

Nel 2009 abbiamo realizzato, con il patrocinio della Regione e del Comune di Ferrara, un forum sull’attività del teatro nelle carceri della regione. Un censimento operato come azione preparatoria dimostrò che ve ne erano diverse, ma agivano in modo isolato e intermittente. Con la consapevolezza che per poter effondere tutto il suo potere trasformativo e creativo il teatro necessita di continuità e supporto, abbiamo chiamato al Forum perché le attività si conoscessero tra loro e potessero altresì confrontarsi con personale di Giustizia (dalla polizia penitenziaria agli educatori) e studiosi di chiara fama, il tutto su di un terreno neutro – ma pur sempre un teatro, la nostra sede del teatro Cortázar.
I diversi operatori teatrali decisero di costituirsi in un’associazione, che dette vita al coordinamento regionale teatro carcere, al quale partecipano le attività teatrali, gli Assessorati Regionali ai Servizi Sociali e alla Cultura, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e il DAMS dell’Università di Bologna. Il Coordinamento si trova oggi a proporre il suo secondo cartellone : questa azione, come enunciato, ha come scopo quello di irrobustire e dare continuità all’azione del teatro, di estenderla a tutti gli istituti, di assicurare un legame forte con il sistema teatrale regionale, di promuovere l’acceso alla formazione (dei detenuti, degli operatori tutti).

Dal 2006 sono stati realizzati dentro il carcere decine di prove aperte dedicate ad altri detenuti e a gruppi di cittadini.

Nel 2006 la compagnia di detenuti attori ha presentato al Teatro Comunale di Ferrara lo spettacolo “Schegge-da Totò a Beckett”, e nel 2011 e nel 2012 “Cantiere Woyzeck”, nell’ambito della rassegna “Stanze del Teatro/Carcere” promossa dal coordinamento regionale teatro/carcere.

Dal 2010 è in repertorio lo spettacolo “Il mio vicino” su temi del teatro carcere, con la partecipazione di un attore ex-detenuto del laboratorio teatrale del carcere.

Nel 2012 lo spettacolo “Cantiere Woyzeck” è stato insignito dalla medaglia premio di rappresentanza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano