Dell’esistenza e della persistenza del laboratorio teatrale nella Casa Circondariale di Ferrara.

Da tredici anni il teatro è pratica quotidiana, nel carcere di Ferrara. Un gruppo di detenuti, una parte sempre quelli, una parte circolante, ha inserito il teatro come parte della propria vita. Il laboratorio non è – non è ancora, non può ancora esserlo – una compagnia teatrale nel senso che il suo esistere si articola attorno al laboratorio. La compagnia implica che gli incontri sono delle prove per uno spettacolo. Il laboratorio, che ogni incontro è un’esperienza che inizia e si conchiude. Quando dall’accumulo di esperienza matura l’esigenza di una prova aperta, o della preparazione di uno spettacolo – per integrare nell’esperienza altre persone e sentire l’effetto che fa, ed incorporare il risultato dell’incontro al corpo-memoria del gruppo – allora gli incontri assumono in parte la forma di prove. Anche perché con lo spettacolo si riesce a raggiungere il mondo fuori con nuovo discorso. Attraverso questo la società può incontrare i detenuti oltre la pena, lo stigma e i pregiudizi.

I detenuti partecipanti non sono professionisti in senso stretto, in quanto non vivono di quello che ricavano dall’attività teatrale. Seguono però un percorso di carattere professionale in quanto si assumono la responsabilità del ruolo, sia in senso teatrale sia rispetto alla figura che ricoprono all’interno del gruppo. Così a loro volta si occupano di preparare i materiali e gestire la sala che ospita il laboratorio ponendosi in maniera collaborativa con chi guida il percorso. L’obiettivo comune è creare percorsi di alto spessore espressivo. Gli operatori teatrali a loro volta possono constatare la ricchezza del contributo che quest’azione da al teatro. In senso metodologico e creativo. Perché il carcere è un mondo a se, con proprie regole scritte e non scritte e strutture etiche proprie. E’ stato necessario agli operatori azzerare certezze e rinnovare gli approcci, perché le regole dell’arte – rigore, disciplina, solidarietà, responsabilità – potessero agire anche qui come altrove.

La continuità del laboratorio permette lo sviluppo di una sua funzione formativa, essenziale in quanto non esistono luoghi nei quali si possa imparare a fare teatro nelle carceri: si impara facendo. Diversi tirocinanti hanno seguito questo percorso, con esiti incoraggianti.

Repertorio

2006 “Schegge-da Totò a Beckett”* su testi di Aspettando Godot e la Livella
2010  “Il mio vicino”su temi del teatro carcere, produzione esterna con la partecipazione di un attore ex-detenuto del laboratorio teatrale del carcere.
2011  “Cantiere Woyzeck”* insignito dalla medaglia premio di rappresentanza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
2012 “Hardcore” montaggio costruito su azioni sceniche individuate durante le sessioni di ricerca (regia Horacio Czertok e Andrea Amaducci) 
2016 “Me che libero nacqui al carcer danno” * racconto agito su ottave della Gerusalemme liberata di Tasso, con musiche di Monteverdi
2018 “Ascesa e caduta degli UBU” * adattamento da Ubu Roi di Alfred Jarry
*rappresentati anche all’esterno della Casa Circondariale “C.Satta”

Coordinamento regionale teatro carcere

Nel 2009 abbiamo realizzato, con il patrocinio della Regione e del Comune di Ferrara, un forum sull’attività del teatro nelle carceri della regione. Un censimento operato come azione preparatoria dimostrò che ve ne erano diverse, ma agivano in modo isolato e intermittente. Con la consapevolezza che per poter effondere tutto il suo potere trasformativo e creativo il teatro necessita di continuità e supporto, abbiamo chiamato al Forum perché le attività si conoscessero tra loro e potessero altresì confrontarsi con personale di Giustizia (dalla polizia penitenziaria agli educatori) e studiosi di chiara fama, il tutto su di un terreno neutro – ma pur sempre un teatro, la nostra sede del teatro Cortázar

I diversi operatori teatrali decisero di costituirsi in un’associazione, che dette vita al coordinamento regionale teatro carcere, al quale partecipano le attività teatrali, gli Assessorati Regionali ai Servizi Sociali e alla Cultura, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e il DAMS dell’Università di Bologna. Il Coordinamento si trova oggi a proporre il suo secondo cartellone : questa azione ha come scopo quello di irrobustire e dare continuità all’azione del teatro, di estenderla a tutti gli istituti, di assicurare un legame forte con il sistema teatrale regionale, di promuovere l’acceso alla formazione (dei detenuti, degli operatori tutti).

 

Per maggiori informazioni: http://www.teatrocarcere-emiliaromagna.it/