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Teatro in esilio. La pedagogia teatrale nel lavoro del Teatro Nucleo

di Horacio Czertok

“Uno dei fatti centrali ed essenziali del teatro negli spazi aperti è proprio quello di rivolgersi a un insieme eterogeneo di non-spettatori. Se prima dello spettacolo si chiede alle persone presenti nella piazza una opinione sul teatro, la maggioranza delle risposte è negativa. La gente della piazza si disinteressa completamente del teatro, convinta che la cosa non la riguardi. Nelle nostre città la cosa conosciuta come teatro è riservata a una strenua minoranza, per gran parte della quale, tra l’altro, il teatro è cosa culturale prima che artistica, e fatto sociale prima che bisogno personale. Quando dopo lo spettacolo ripetiamo la domanda alle stesse persone, le risposte indicano un sostanziale e sorprendente cambiamento di segno. […] Da questo si può ben dedurre che il teatro è stato espropriato a quelle persone. La parola teatro era stata tradita, svuotata e riempita di un significato che esse rifiutavano”.