di e con Natasha Czertok

disegno del suono Vincenzo Scorza, Alessandro Campioni

disegno luci Franco Campioni

maschera Beatrice Pizzardo

foto di scena Daniele Mantovani 

Il genere determina il nostro agire quotidiano: gesti, comportamenti, riti sociali. Con la lente di ingrandimento della ricerca teatrale, il “bestiario privato” di Natasha Czertok si insinua, con una buona dose di autoironia, nelle dinamiche legate a quella che siamo soliti definire “normalità” e agli stereotipi  in cui ci riconosciamo/ che rifiutiamo/ in cui ci sentiamo costretti.  La “messa in forma” del mondo che l’essere umano mette in campo per essere efficace nel suo tendere all’universalità si serve, obbligatoriamente, di una modalità simbolica, ed è a questi simboli che si fa riferimento nella performance. Per arricchire questo sguardo la regista e interprete ha scelto la modalità del “laboratorio aperto” invitando un gruppo di persone eterogeneo per età, sesso, appartenenza etnica e sociale ad inviare i propri contributi.

Le risposte alla mia lettera sono state molte e diverse. Frettolose, profonde, precise, dubbiose, critiche, divertite, inaspettate. Un vortice di immagini di forme e natura diversa. Ho sentito nella maggior parte delle persone a cui ho inviato la mia richiesta un deciso impegno, una spinta a mettersi in gioco, desiderio di esserci . Avevamo appena superato il lockdown e questo forse ha dato una spinta in più”.

Gli ambienti sonori sono creati da Vincenzo Scorza, attento scultore di suoni che introduce nei suoi pattern elementi anche molto diversi tra loro, talvolta discordanti, con risultati sorprendenti e raffinati che accompagnano e completano le azioni, contribuendo alla creazione di un caleidoscopio di creature che prendono vita su diversi livelli: quello drammaturgico, quello coreografico, quello simbolico.

La scena è quasi nuda, una sedia, poche scatole di cartone dalle quali escono semplici oggetti quotidiani – il ventilatore, il palloncino, il pacchetto di sigarette – che rendono emblematici i  diversi stereotipi, o creature, strane bestie che poi diventano personaggi,  ma anche aspetti  della personalità di una donna. Di tutte le donne, che sono tante donne in una, ogni giorno, ogni attimo della loro vita.

 

RECENSIONE DI MICHELE PASCARELLA (GAGARIN MAGAZINE):

Un femminile linguisticamente indomito è quello messo in vita da Natasha Czertok in un assolo popolato e folgorante. Alcune note.

Vertigine della lista è un saggio di Umberto Eco pubblicato da Bompiani nel 2009. Tratta dell’uso della lista come modalità espressiva nella letteratura e nell’arte.

Vien da pensare a questo monumentale atto del pensiero, accingendosi a scrivere alcune note sul nuovo, folgorante spettacolo di Teatro Nucleo, Kashimashi, parola giapponese che evoca l’incontro fra donne.

A una prima lettura, è ciò che propone la straordinaria autrice e interprete, Natasha Czertok: una carrellata di figure femminili, costruite e offerte allo sguardo mediante millimetriche variazioni mimiche, posturali e toniche che modificano radicalmente, anche in dialogo con il suono sapientemente disegnato da Vincenzo Scorza, il colore in cui si è immersi, comico o grottesco, drammatico o lirico, misterioso o estroflesso.

Questo già basterebbe: uno spettacolo espressione di solido artigianato teatrale che pone al centro un corpo-voce abituato a parlare a (e a creare con) i molti. Nel sempre più asfittico ed esile panorama contemporaneo è merce preziosa, rara.”

questo il link all’articolo su Gagarin Magazine : Vertigine della lista. Su Kashimashi di Teatro Nucleo • Gagarin Magazine (gagarin-magazine.it)

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