Pubblichiamo il bell’articolo di Alex Giuzio di Altre Velocità a proposito del festival “Nessuno Resti Fuori” di Matera. Una riflessione profonda sul mutamento di una città e sull’importanza di un festival come questo.

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Ringraziamo Luca Centola per le foto scattate durante il festival

C’è una città cambiata in modo veloce e radicale e c’è un gruppo di ragazzi che, attraverso un festival di teatro, attiva occasioni di inclusione e riflessione per far sì che questo cambiamento semini anziché distruggere.
A Matera il processo di riappropriazione e ripopolamento dei “sassi” è iniziato negli anni ’90, dopo un lungo periodo di abbandono di questo borgo metafisico fatto di abitazioni promiscue e scavate nella roccia, e ha avuto due enormi e vicini accadimenti che ne hanno accelerato l’amplificazione mediatica – con tutte le conseguenze che ciò ha comportato: nel 2004 la Passione di Mel Gibson, che ha esposto il paese lucano sugli schermi di Hollywood e lo ha fatto piombare al centro della moda turistica internazionale, e nel 2014 la nomina a capitale europea della cultura, che ha sancito la definitiva esplosione di Matera come destinazione obbligatoria delle vacanze in meridione e che ha fertilizzato il contagio di alberghi diffusi, bed&breakfast arredati Ikea e localini di ispirazione eataliana.

In mezzo a questo mutamento che ha il sapore di un giusto riscatto condito di odiosa retorica e falso recupero del passato, tre anni fa nasce il festival “Nessuno Resti Fuori” organizzato dallo IAC, un gruppo teatrale fondato nel 2010 (un anno prima del lancio della candidatura) che opera lontano dal centro turistico e con atti concreti di coinvolgimento dei cittadini, non solo per gli spettacoli di qualità (Menoventi, Teatro delle Albe, Teatro Nucleo tra i nomi di questa edizione) e per le attività extra-spettacolari proposte (laboratori in varie discipline, passeggiate nei quartieri, incontri di riflessione), ma anche per la scelta di collocarsi ogni anno in un quartiere diverso della città e rigorosamente periferico. I luoghi cioè dove vivono i materani emigrati qualche decennio fa dai sassi, e che sembrano essere stati esclusi dai processi culturali in atto. (continua a leggere)